editoriale ai tempi del coronavirus

EDITORIALE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Ebbene, perché fermarsi e rallentare spaventa, destabilizza, sconvolge, fa perdere i punti di riferimento, obbliga a pensare, ad avere tempo da soli…

L’articolo di oggi non affronterà temi ginecologici, né ostetrici. Ve lo dico in partenza, così se vorrete già fermare la vostra lettura, siete libere di farlo.
Ho bisogno di uno spazio per ragionare, mettere nero su bianco tutto quello che è cambiato in questo ultimo mese per tutti, ma soprattutto per me, partendo già da un anno e mezzo fa.


Chi mi conosce sa che dopo un anno sabbatico dal mio lavoro in ospedale, a dicembre ho preso la decisione della vita: licenziarmi dal posto pubblico.


Decisione che ha suscitato innumerevoli pettegolezzi, commenti e giudizi su quali fossero le motivazioni di una scelta tanto folle, vista da fuori, a soli 39 anni. Mi sono stati profilati scenari apocalittici, in cui, a detta di tanti, mi sarei trovata rinunciando al posto fisso per la sola libera professione; non sono mancati commenti relativi al fatto che avrei rimpianto tutta la vita questa scelta azzardata; hanno scelto di diffondere motivazioni partorite da persone che nemmeno mi conoscono. E io, che sono molto impulsiva (chi mi conosce in carne e ossa, lo sa!!) ho, invece, imparato a fermarmi e a ignorare.
Vi starete chiedendo perché ne parli qui.


Ebbene, perché fermarsi e rallentare spaventa, destabilizza, sconvolge, fa perdere i punti di riferimento, obbliga a pensare, ad avere tempo da soli…


Ed è questo che mi spaventava nello scegliere tra il lavorare 70 ore a settimane tra ospedale, studio e figlia e il scegliere solo mia figlia e lo studio! E ho avuto ansia i primi mesi del mio anno sabbatico, mantenevo ritmi forsennati che mi auto imponevo, essendo ormai io l’artefice della mia gestione del tempo…

Ma poi ho capito che se scegli di rallentare, devi farlo. E ho capito solo in quel momento che la scelta migliore era lasciare il mio amato ospedale: nella vita non si può fare tutto, anche se questo impone dei sacrifici!


E poi arriva da lontano, forse, qualcosa di minuscolo, talmente piccolo che viene veicolato dal particolato per insinuarsi in profondità nei nostri polmoni e che ha fatto qualcosa di enorme: ha fermato il mondo! 


Perché, in fondo, che cosa ci ha obbligato a fare questo fetente del Coronavirus: FERMARCI.
Tutti siamo stati obbligati a rallentare.
Ma stiamo sfruttando bene questa opportunità?
E’ davvero una prigione stare tra le quattro mura domestiche in questa era, in questo tempo, senza poter uscire a fare una corsa o una passeggiata?
Credo di no, ma credo anche che sia molto pericoloso, se non osservato dal giusto punto di vista.
Non mi voglio assolutamente eleggere a profeta, voglio solo condividere con voi i miei pensieri, forse, come ha detto un amico a cui ho letto questo articolo, togliendomi quell’aurea da medico-sicuro di sé. Perché questi giorni sono stati molto difficili anche per me! Sì, ho avuto crisi, ho pianto, mi sono sentita incapace di dare tranquillità e serenità a mia figlia e alle mie pazienti, sovraccaricata da informazioni troppo veloci e in quantità esagerata per il mio piccolo cervellino.

Ma poi mi sono rimboccata le maniche, come ho fatto ogni santissima volta che la vita mi ha preso a schiaffi e ho deciso che nemmeno adesso mollerò!


A casa con mia figlia ho imparato a pormi degli obiettivi giornalieri, che scriviamo sulla lavagna con i gessetti colorati e che spuntiamo una volta eseguiti: colazione, compiti, giardinaggio, pranzo sul terrazzo, cartoni, disegni, compiti, merenda, gioco libero, cena, favola, nanna.


Sono cose semplici, che all’inizio di questa quarantena facevo senza nemmeno rendermene conto, ma alle quali adesso do valore e il tempo che serve. Eppure rispondo ad ogni paziente che mi scrive, followers comprese, seleziono le urgenze da visitare con tutte le precauzioni necessarie quelle volte in cui mi lancio fuori, per fare casa-mascherina-studio-disinfezione-casa; resto aggiornata su come cambiano le informazioni da dare alle mie pancine…ma non sto al balcone a guardare se qualcuno passa sotto casa mia, non insulto il vecchietto che passa zoppicante perché è andato a fare la spesa, non conto i morti e i feriti con fare ossessivo, non diffondo fake news che generano il panico-diventano virali-vengono smentite...no!!
Questo fa male!!!


Cerchiamo di tirare fuori il lato migliore di noi, perché alla fine di tutto questo potremmo essere solo che due tipi di persone: incattivite o migliori.


Volete essere felici quando riapriranno le case, le scuole, i negozi e la vita riprenderà? Vorrete aver imparato qualcosa da questa assurda, triste, situazione?

Vorrei che tutti da domani, anzi da oggi, guardassimo nelle nostre case, abbracciassimo i nostri cari con noi, facessimo videochiamate con chi non è vicino, corsi on line di inglese-francese-tailandese, ginnastica, riordinassimo gli armadi, ma non guardarssimo con cattiveria e sospetto gli altri.
Non schermatevi dietro il perbenismo ipocrita di non volere sovraccaricare gli ospedali e quegli eroi, che adesso stanno dando la vita e sacrificano le proprie priorità per salvarci, ma che un domani ripartirete a denunciare senza troppi problemi. Ricordatevi, ricordiamoci tutti di cosa è adesso, per essere già adesso persone migliori per dopo!
E..#stiamoacasa che #andràtuttobene..adesso, ma soprattutto, dopo.

Ilaria

0 0
Feed